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Industria 4.0

Ipovedenti nell’industria 4.0: verso una maggiore inclusività sociale e professionale

A volte certe disabilità sono maggiori delle inabilità fisiche. E parliamo, ad esempio, di quei tanti soggetti ipovedenti che quotidianamente faticano per accettare in primo luogo la carenza della vista, un grave fattore discriminante all’interno della società e, soprattutto, nell’ambito del lavoro. In tale prospettiva, e per garantire condizioni lavorative maggiormente inclusive e democratiche, si muovono le aziende più avvedute, quelle cioè che si presentano come più sensibili (e sinceramente sensibili) verso i temi della disabilità come gli ipovedenti. Ma come può un’azienda oggi garantire il lavoro “a tutti” e restare al passo con le richieste e i parametri di un mercato sempre più competitivo e concorrenziale? La presenza sul mercato di un modello assimilabile sempre più a quello fornito dall’Industria 4.0 potrebbe rappresentare una risposta concreta, considerando le trasformazioni sorprendenti di cui è stata volano sino ad oggi. Questa immensa riscrittura delle fondamenta industriali si basa soprattutto sull’integrazione efficace e funzionale (e senza precedenti) di tecnologie digitali, indispensabili per migliorare la produzione aziendale, ma soprattutto capaci di raggiungere una prospettiva rinnovata per quanto concerne proprio l’inserimento dei più vulnerabili o dei “diversamenti abili”, ipovedenti in primis, fornendo loro strumentazioni alternative per sopperire in maniera efficace alla principale loro disabilità, accorciando i gap e valorizzando la persona lavoratrice e non depotenziando o relegando per le sue diversità.
Le aziende che abbracciano questa scelta non rispondono tanto alla conformità legale sulla disabilità o alle politiche di responsabilità sociale d’impresa, semmai diventano testimoni di un processo teso a riconoscere la diversità come fattore da valorizzare per la crescita di una società più accessibile e inclusiva.

L’impatto sociale e psicologico dell’ipovisione

Nessuna disabilità è mai facile da gestire e questo comporta non solo l’accettazione personale della stessa, ma soprattutto il doverla fare accettare agli altri. Quella dell’ipovedente è una condizione frustrante e che incide costantemente sulla personale qualità di vita. Chi non vede ha ovvie difficoltà anche a governare la propria quotidianità, a partire dalla autonomia personale. A ghettizzare un ipovedente è anche la sfera relazionale, inficiata dalla difficoltosa partecipazione attiva alla vita sociale.
Un ipovedente, spesso, si trova a dover “rinunciare” a parecchie attività, individuali e comunitarie, per la sua ridotta capacità visiva.
La cecità non è solo un fattore disgregante a livello sociale, ma si ripercuote specialmente sul versante psicologico e no, non si esaurisce nell’impossibilità di deambulare in maniera sicura negli spazi fisici o nel ridotto accesso all’informazione o all’esclusione delle più semplici pratiche quotidiane. Non avere la vista porta inevitabilmente un disagio che  pervade ogni aspetto dell’esistenza e della qualità di vita che, prima o poi, culmina in uno stato di “auto isolamento”, una progressiva ma inesorabile perdita dell’autostima, un profondo senso di annichilimento e frustrazione.
Se poi inglobiamo in questa spirale viziosa anche l’aspetto del lavoro quasi sempre “esclusivo” dei “normovedenti” il processo di marginalizzazione è completo! Proprio in virtù di questo speso gli ipovedenti sono relegati in ruoli marginali e di poca responsabilità all’interno delle aziende, ma spesse volte si tratta non solo di “barriere fisiche” ma anche di inadeguata loro percezione da parte di colleghi e superiori. Un gap insormontabile questo, esacerbato anche dal fatto che le aziende odierne non dispongono di risorse, modalità e strumenti che garantiscono una accessibilità fisica di spazi e mansioni adeguate, contribuendo a una persistente disuguaglianza nelle opportunità.

Tecnologie 4.0 per migliorare l’inclusione degli ipovedenti nelle aziende

Come abbiamo avuto modo di anticipare i premessa, le tecnologie 4.0 offrono una prospettiva di speranza all’inclusività, se integrate all’interno degli asset aziendali. In questo caso parliamo soprattutto di soluzioni che riguardano sensoristica intelligente IoT, realtà aumentata, e intelligenza artificiale per aprire le porte professionali anche ai soggetti affetti da cecità. L’impiego di questa tecnologia complementare (se non addirittura sostitutiva) lungo l’intera linea di produzione permette una crescita in toto dell’efficienza e della produttiva aziendale, rendendo spesso più rapidi certi processi, ottimizzandoli cioè, ma permette ai soggetti ipovedenti di svolgere tranquillamente molte attività lavorative, dalle quali sono sempre stati preclusi, acquisendo per altro maggiore indipendenza e sicurezza.
Basti pensare ad interfacce guidate per i principali sistemi di navigazione, con l’integrazione di software in grado di trasformare tutto quello che può essere eseguito “con la vista” attraverso strategie alternative, come l’audio o le vibrazioni. La tecnologia 4.0 può fornire anche percorsi guidati all’interno dell’azienda che migliorano l’orientamento nello spazio e riducono l’esigenza di una guida esterna. L’avvento tecnologico supera qualsiasi possibile immaginazione, dove alcuni modelli di intelligenza artificiale possono addirittura arrivare anche ad “interpretare” determinate espressioni facciali, rispondendo in maniera adeguata restituendo informazioni sonore o tattili.
Queste soluzioni offrono opportunità inedite in grado di livellare le differenze tra i lavoratori, fornendo anche la possibilità per una crescita personale. Basti pensare ad esempio a totem divulgativi e programmi di formazione aziendale che rendono massimamente accessibile l’informazione e sostituiscono la lettura visiva con l’ascolto di contenuti letti da assistenti virtuali.
Resta scontato il fatto che le innovazioni tecnologiche vadano di pari passo con un cambiamento culturale che riconosca e valorizzi la diversità e l’inclusione in modo tale da massimizzare il potenziale di ogni risorsa umana, sconfiggendo false credenze di una società fortemente emancipatoria.

Il ruolo delle aziende oggi

Se di cambiamento epocale allora bisogna parlare, il primo passo va compiuto dunque dalle aziende stesse, responsabili nel fornire un esempio concreto e tangibile di quello che dobbiamo considerare un rinnovato paradigma di inclusività. Sebbene le normative in materia di lavoro siano parecchio democratiche, per una azienda abbracciare la diversità non è sempre un percorso semplice e in tante circostanze cozza con le dinamiche organizzative e non facilmente si traduce nell’impegno etico di una società “più giusta”.
Molte volte, però, si tratta non di un vero vincolo reale, ma semplicemente di una falsa credenza che fa soggiacere la competitività aziendale su standard altri dal vedere “la diversità” come driver differenziante per una migliore posizione di mercato. Questa visione esula dalla prospettiva di vivere quindi gli ipovedenti come catalizzatore di benessere e valore aggiunto, punto di forza e arricchimento dell’azienda stessa.  Puntare invece verso una dimensione di maggiore inclusività non gratifica solo l’autonomia personale dell’ipovedente e la sua autostima, ma permette alle aziende di “specializzare” il personale su determinate attività e mansioni in grado non solo di presentare quella determinata azienda come leader di una società più accogliente e maggiormente aderente alla realtà (di disabilità ve ne sono tantissime!), ma offre anche la grande prospettiva di rendere l’operato anche più performante grazie al miglioramento di tecnologie e persone skillate e formate nel loro utilizzo quotidiano. 

Perché collaborare con Moxa Distry Shop

Non c’è dubbio: oggi si vive in un contesto sempre più interconnesso e digitalizzato che sta spingendo sempre più in avanti un modello di azienda 4.0. Sposare il paradigma di questa rivoluzionaria industrializzazione giova in senso lato. Anche sotto il fronte dell’inclusività, come abbiamo avuto modo di esaminare in questo nostro articolo. Bisogna fare però un distinguo tra aziende: non tutte quelle che hanno una naturale propensione ad inserire i disabili nel proprio organico riescono poi intimamente nel proprio obiettivo. E non è quasi mai responsabilità dell’uomo o delle sue scelte politiche, ma quasi sempre dipende dal non avere una infrastruttura di connettività solida e robusta e da sistemi di sicurezza informatica obsoleti e per niente affidabili.
Un’azienda oggi, soprattutto se vuole rispondere con prontezza ad un paradigma da 4.0, deve avere di base una efficace connettività industriale edge e infrastrutture di rete sicure, così da supportare l’integrazione con tecnologie avanzate senza perdere continuità operativa o rinunciare a mantenere protetti i propri dati. Per questo avere al fianco partner come Moxa Distry Shop può fare la differenza competitiva all’interno di un mercato saturo e altamente concorrenziale come quello del nostro mondo aziendale odierno. Contattate il team per iniziare oggi il vostro cammino verso un vivere aziendale inclusivo, efficiente e sicuro.