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Oceano-Intelligenza-Artificiale

L’Intelligenza Artificiale può salvare gli Oceani?

A chi non è mai capitato di fermarsi ad osservare il mare, dissolvendo magari i propri pensieri tra lo sciabordio delle sue onde e quell’immenso senso di libertà? L’oceano, una risorsa inestimabile per tutto il Pianeta, ma oggi il suo ecosistema soffre per un incessante e costante assedio di contaminanti antropogenici, che ne compromettono la salubrità delle biocenosi marine e, per estensione, anche il nostro equilibrio e la qualità della vita di tutti gli esseri viventi, marini e non.

Flussi continui di rifiuti plastici, effluenti chimici e particolato inorganico convergono verso tutte le acque a livello mondiale, alterando le dinamiche fisico-chimiche e biologiche in atto da millenni. A questo dobbiamo poi aggiungere anche la responsabilità giocata dall’intensificarsi del rilascio del gas serra e l’incremento della temperatura globale, il surriscaldamento e l’acidificazione delle acque e la deossigenazione, tutti fenomeni che minacciano la sopravvivenza di specie marine e le loro catene trofiche.
A fronte di tutto questo, occorre una risposta rapida, immediata e soprattutto efficace e l’Intelligenza Artificiale (AI) può essere assolutamente una candidata per ridurre (se non addirittura risolvere nel tempo) l’impatto antropico sugli ecosistemi marini. Vediamo allora come e perché in questo nostro articolo.

Perché gli Oceani hanno una importanza vitale?

Il mare, e in particolare gli Oceani, sono tra i componenti principali del sistema climatico planetario, in quanto riescono a modulare le temperature grazie alla loro capacità di mantenimento termico: il calore viene immagazzinato nelle acque e poi rilasciato tramite le correnti oceaniche.

Ma il loro ruolo non si esaurisce in quello di “serbatoio termico”, ma funzionano come vero e proprio “polmone” per il Pianeta, in grado di intervenire nel ciclo del carbonio: il fitoplancton marino, attraverso il processo di fotosintesi, sottrae anidride carbonica atmosferica e la converte in biomassa organica, influenzando così i livelli di CO2.
Gli Oceani sono “la casa” di una molteplicità di specie biomarine e la salute del mare si osserva, infatti, anche attraverso la sua biodiversità, che spazia dalle microscopiche forme di vita del fitoplancton ai grandi mammiferi.
Tutto questo rappresenta un asset vitale per le economie umane, supportando settori cruciali quali la pesca, il turismo, la medicina, la ricerca scientifica e persino i trasporti marittimi.
La responsabilità collettiva nel preservare questo patrimonio globale si fa dunque un indispensabile obiettivo primario e non soltanto per gli uomini di oggi, ma soprattutto per quelli di domani. 

La minaccia all’ecosistema marino

Quello dell’inquinamento marino è probabilmente uno degli aspetti più delicati quando si parla oggi di ecologia e strategie green.
I dati che vengono raccolti periodicamente dagli organismi internazionali mostrano informazioni inquietanti sullo stato delle nostre acque: rifiuti plastici, sostanze chimiche e altri detriti e scorie popolano i mari, raggiungendo livelli senza precedenti. A pagarne le conseguenze (per primi) sono la flora e la fauna marina, con problemi che vanno dalla ingestione di microplastiche da parte dei pesci, fino alla comparsa di zone vegetali morte dovute all’eccesso di nutrienti che provocano fenomeni di eutrofizzazione. Pensiamo, ad esempio, al ruolo essenziale delle mangrovie, filtro naturale per i detriti,  e che per prime sono minacciate dalla riduzione della qualità delle acque.
Ma l’inquinamento da metalli pesanti, idrocarburi e microplastiche incide anche sulla vita di specie già protette, perché a rischio di estinzione, peggiorando pertanto il delicato equilibrio dell’ecosistema oceanico. Ma non solo: i pesci “avvelenati” entrano a far parte anche della nostra dieta con i relativi effetti deleteri che ne conseguono.
Come poter intervenire, allora, nell’intento di ridurre e contenere un disastro di tale portata? La coscienza etica ed ecologica sicuramente può aiutare, ma da sola, ormai, non basta. Servono politiche internazionali, capaci di ridurre in modo significativo lo smaltimento di rifiuti tossici, senza passare dal mare. Ma ad una gestione ambientale più rigorosa deve seguire necessariamente una riflessione tecnologica, integrando le soluzioni più adeguate per effettuare un monitoraggio costante dei livelli di inquinamento e per eseguire la depurazione delle acque.

L’intervento di soluzioni di intelligenze artificiali sono probabilmente una svolta interessante da integrare a pratiche politiche, scientifiche, tecnologiche e socio-economiche.

Cosa si intende per IA Intelligenza Artificiale applicata alla salute e alla cura degli Oceani?

Con il termine di Intelligenza Artificiale, comunemente abbreviato in IA, viene identificato quel gruppo di tecnologie avanzate di cui fanno parte gli algoritmi in grado di “riprodurre” ed imitare le capacità cognitive umane, come l’atto dell’analisi, l’apprendimento di regole e quindi anche la capacità di dare risposte a problemi complessi.
Ma come “agganciare” l’intelligenza artificiale al problema dell’inquinamento dei mari?
Per dare un’immediata risposta a questa domanda, pensiamo un attimo proprio agli algoritmi del machine learning: una direzione verso cui poter creare “modelli di pensiero addestrati” a identificare e quantificare le porzioni di inquinanti e rifiuti plastici, ad esempio. Potrebbe essere possibile, ad esempio, applicare delle sonde marine, robot autonomi, dotati di IA, proprio come i glider sottomarini, per raccogliere dati oceanografici, comprese le concentrazioni di inquinanti, la temperatura dell’acqua e i livelli di salinità, fornendo così dati preziosi proprio ai predetti modelli predittivi di alta precisione.
In questa maniera sarebbe assolutamente più facile e rapida l’identificazione delle aree critiche da monitorare e verso cui poter predisporre un intervento. Si potrebbe ipotizzare anche di “addestrare” in maniera predittiva gli algoritmi, così da far analizzare loro variabili utili a riconoscere pattern che preludono eventi critici, abilitando interventi di mitigazione preventiva.
Ma non solo in modalità analitica o predittiva, perché gli algoritmi del machine learning si rivelano preziosi anche nell’identificazione di soluzioni per il trattamento e il riutilizzo dei rifiuti marini, contribuendo alla chiusura del ciclo di vita dei materiali e alla riduzione dell’apporto di nuovi inquinanti.
Parallelamente quindi è possibile pensare anche a robot intelligenti che lavorino come “spazzini marini”, comandati da remoto, dotati di sistemi e sensori intelligenti e in grado di raggiungere con facilità profondità incompatibili con le capacità umane, ripulendo così i fondali dei mari.  

L’elenco dei benefici dell’applicazione dell’intelligenza artificiale AI non si ferma qui, ma ingloba anche politiche di biologia marina per la classificazione e conservazione delle biodiversità.  Attraverso l’uso di sistemi di IA sofisticati, è possibile raccogliere informazioni preziose sugli ecosistemi marini e ampliare anche la loro catalogazione, fatta sino ad oggi con non poche difficoltà pratiche o logistiche.
Tramite robot intelligenti con sonde, sensori o videocamere integrate, è fattibile studiare le specie marine più da vicino, il loro comportamento e i loro parametri vitali, contribuendo a proteggere queste specie minacciate e i loro delicati ambienti di vita.

La transizione verso un approccio basato sull’IA nella gestione degli oceani offre dunque una prospettiva incoraggiante, in quanto l’adozione di tali sistemi aumenta senza dubbio l’efficienza e l’efficacia delle operazioni di salvaguardia marina, favorendo per altro anche una gestione più informata e reattiva delle risorse oceaniche.
Tuttavia una tale tecnologia non può venire integrata se non dietro all’adozione di una governance ambientale responsabile e dall’implementazione di regolamenti internazionali vincolanti, fondamentali per affrontare con efficacia la crisi ecologica che sta minando la salute del nostro pianeta. 

Oltre l’IA verso un approccio integrato che salverà gli Oceani

Il degrado degli oceani, come abbiamo fino a qui visto, rappresenta una problematica di portata globale, ma la sola intelligenza artificiale non basta e l’unico modo per contribuire attivamente nella lotta per la salvaguardia degli ecosistemi marini, è quello di integrare sistemi di automazione e di monitoraggio avanzati, di connettività industriale edge e l’adozione di una solida infrastruttura di rete industriale.
In questo contesto, si inserisce il contributo significativo di Moxa Distry Shop, partner strategico per l’automazione industriale, anche nel campo dell’ecologia.

I prodotti e i servizi offerti da noi di Moxa Distry Shop sono tutte soluzioni all’avanguardia, che garantiscono non solo la massima efficienza ma anche una compatibilità ambientale, in linea con gli standard più severi in materia ecologica e che godono della potenza di un brand leader mondiale indiscusso: MOXA. Noi siamo, infatti, da oltre 18 anni distributori ufficiali del brand e assicuriamo la possibilità di acquistare con la garanzia di un supporto tecnico qualificato MOXA, per l’appunto, considerato il miglior supporto sul mercato di oggi.

Non c’è alcun dubbio, è vero: il ruolo che ciascun individuo può svolgere nella protezione e benessere degli oceani è essenziale: attraverso scelte quotidiane informate e responsabili, l’adozione di comportamenti sostenibili e il supporto a iniziative ambientali. Ma la convergenza di queste azioni individuali, insieme alle soluzioni tecnologiche avanzate fornite da partner come Moxa Distry Shop, paventa la strada verso un futuro in cui gli oceani sono non più fonti di risorse da sfruttare, e tesori da custodire con cura e rispetto. SE il vostro settore è quello dell’ecologia marina, allora contattateci oggi stesso e iniziate subito a diventare parte attiva nella missione condivisa di salvaguardare il nostro patrimonio marino.